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  • Immagine del redattoreZeudi Liew

Occhi su Rafah non bastano più: è tempo di agire



Mentre si avvicinano le elezioni europee, è importante che la nostra agenda, quella di noi elettori, si concentri sui temi quali la giustizia, i diritti umani e il ripristino del potere del diritto internazionale e umanitario. Non c'è alcuna giustificazione per gli orrori commessi la scorsa notte a Gaza, e l'indignazione globale deve trasformarsi in azione. Il nostro compito è amplificare le voci dei civili—bambini, donne, anziani, disabili, feriti e operatori umanitari—intrappolati in questo gioco mortale senza zone sicure a Rafah e Gaza. Come ricercatori, esperti legali e operatori umanitari, dobbiamo non solo riempire piazze e strade ma anche fornire prove solide e promuovere una cultura di giustizia, verità, dignità e diritti umani radicata in convenzioni, dati e indagini. Non dobbiamo lasciare passare il messaggio che siano scartoffie, appunti presi in corso di esame.


Recentemente sono stata invitata dagli studenti nelle acampade universitarie per condividere le mie esperienze come umanitaria. Questo mi ha fatto riflettere sull'importanza di non solo condividere esperienze vissute in prima persona da me o colleghi palestinesi, ma anche l’importanza di unire i punti, guardare alla storia, costruire sui successi e non dimenticare.


Ricordate il Tribunale Penale Internazionale dopo la ex-Jugoslavia? Ero un adolescente allora, e tutte quelle atrocità erano a malapena riportate dalla scarsa copertura mediatica né tanto meno da una scuola silente.  A pochi chilometri al di là del Mar Adriatico la missione di peacekeeping dell'ONU veniva schierata senza risparmiare critiche intorno al massacro di Srebrenica—anche se molti sopravvissuti hanno detto che sarebbe stato peggio non averla. Anni dopo, il Capo di Stato, Milosevic, fu accusato di crimini di guerra. Oggi si può e si deve sapere.


Mentre i grandi giocatori negoziano le future missioni di peace keeping e la ricostruzione post-bellica, credono che non si sappia che in realtà è nel loro potere e dovere far in modo che una missione sia possibile adesso se solo si impegnassero a garantire tre semplici passaggi: cessate il fuoco, negoziazioni e unanimità nel far passare le risoluzioni. È più facile discutere del futuro mentre i fondi destinati all'assistenza umanitaria immediata sono ostacolati dalla politica.


Denunciare non basta; dobbiamo chiedere giustizia, responsabilità e il rispetto della legge. Diffondere la cultura dei diritti evidenziando le violazioni. Nel 2021 è stata avviata un'indagine formale sui presunti crimini di guerra nei territori palestinesi occupati. Recentemente, Karim Khan ha richiesto un mandato di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.


Secondo lo Statuto di Roma diversi atti attualmente in corso a Gaza costituiscono crimini di guerra, tra cui e non solo:

·         Dirigere intenzionalmente attacchi contro civili o obiettivi civili (Articolo 8(2)(b)(i) e (ii))

·         Attacchi a scuole e ospedali (Articolo 8(2)(b)(ix))

·         Lanciare attacchi intenzionalmente sapendo che causeranno perdite civili eccessive (Articolo 8(2)(b)(iv))

·         Privare una popolazione di assistenza umanitaria (Articolo 8(2)(b)(xxv))


"Abbiamo tirato fuori persone in uno stato indescrivibile," ha detto Mohammed Abuassa al the Guardian riguardo alla scena di Tel al-Sultan. "Abbiamo tirato fuori bambini a pezzi. Giovani e anziani. Il fuoco nel campo era come irreale."

Attacchi a scuole e ospedali e il blocco di aiuti sono già due delle sei gravi violazioni contro l’infanzia in Palestina. Dopo le critiche all'attacco di Rafah, l'IDF ha affermato di non aver previsto vittime civili, contraddicendo però le proprie mappe delle "zone sicure".

Lo shock globale deve tradursi in azione: riconoscere lo Stato della Palestina, come hanno fatto oggi Spagna, Norvegia e Irlanda; ristabilire lo stato di diritto e garantire la responsabilità.


Secondo il Rapporto dell'UNICEF del 22 maggio, più di 800.000 persone sono state recentemente sfollate da Rafah e 100.000 dal nord. La chiusura del confine di Rafah dal 7 maggio 2024 ostacola la consegna degli aiuti alzando il rischio sicurezza e diminuendo l’accesso. Ecco alcune cifre chiave che parlano di Gaza:

·         3,3 milioni di persone necessitano di aiuti a livello nazionale (Appello Flash OCHA, aprile 2024)

·         1 milione di bambini colpiti a Gaza (proiezioni PCBS, 2023)

·         1,7 milioni di sfollati interni (UNRWA, 18 marzo 2024)

·         483 scuole danneggiate (86% di tutte le scuole a Gaza) (Cluster Educazione, 25 aprile 2024)

·         Il 95% di Gaza affronta un insicurezza alimentare acuta (Fase IPC 3 o peggio, marzo 2024)

·         203 operatori umanitari uccisi ad aprile 2024 (stampa ONU)

·         31.184 palestinesi uccisi e 72.889 feriti (autorità sanitarie locali, marzo 2024, ONU Turchia)


Gli accadimenti in Israele e Gaza segnano un nuovo capitolo nel conflitto del Medio Oriente, con conseguenze devastanti che probabilmente plasmeranno il nostro futuro. Questo è il momento per una mobilitazione e una pressione informata, rivolta al nostro governo e all’Europa —basata su prove e una comprensione approfondita dello Statuto di Roma e di altre convenzioni internazionali—per ritenere i governi responsabili e garantire che la giustizia prevalga.



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